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Home Cucina Tipica Carlofortina e Sarda

PostHeaderIcon Cucina Tipica Carlofortina e Sarda

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Gastronomia Tabarkina

Tonno alla carlofortina

Tutto a Carloforte ci parla di mare e tradizione.
E quella tabarchina è una cucina mediterranea in piena regola, che sposa prodotti freschi e genuini, direttamente tratti dall'ambiente circostante, a preparazioni semplici e al contempo gustose.
Uno dei capisaldi e naturalmente il tonno, attorno al quale proliferano una miriade di ricette: come è possibile mangiare il tonno a Carloforte, è raro altrove.
Ma non si creda che la cucina locale possa essere risolta in questa semplice equazione... sarebbe ingiusto. Arselle, aragoste, cernie sono solo alcune delle varietà che qui vengono pescate, in un vero tripudio di sapori per gli amanti del pesce. Si diceva mare e tradizione... una tradizione memore anche dei suoi trascorsi nordafricani, i quali rivivono ad esempio nel cascà (altrimenti detto cuscus), una versione edulcorata, più consona ai nostri gusti, del tipico piatto maghrebbino.
Una cucina che vive in una sapiente alchimia di sapori e usanze antiche, che si fonda solo su prodotti rigorosamente freschissimi, una cucina che è parte integrante e insostituibile della cultura locale. Proponiamo qui di seguito alcune delle ricette migliori e tipiche della cucina di Carloforte.
GIi ingredienti sono per quattro persone.

Dolci, vini, liquori 

I dolci della tradizione tabarchina sono un trionfo di sapori semplici e genuini. Le specialità, venivano preparate principalmente in occasione delle principali festività religiose. A Natale sono molto diffusi i canestrelli, dolcetti di pasta frolla, rivestiti di cappa bianca. Sempre di pasta frolla, e sempre per il Natale, sono le fantine, destinate e raffiguranti i bambini, con l'intento di celebrare al contempo la nascita del Cristo. In occasione della Pasqua, si consumano i cavagnetti, dolci a forma di cestello, nel quale vengono riposte anche uova, come augurio di prosperità e di pace. Altre preparazioni tipiche sono i panetti (con fichi secchi, mostarda e uvetta zibibbo), i giggeri (di pasta fritta e caramellata nello zucchero), gli originali gateau (con l'impasto di zucchero e mandorle tritate a cui si da la forma di case e castelli), gli speciali boccon di dama (noci di pasta di mandorla e zucchero avvolti in carta velina colorata), le diffusissime zeppole, o ancora le meraviglie e le chiacchiere. Un accenno meritano anche il ratafian, un vino liquoroso ottenuto da mosto, alcool e zucchero e la mesculansa, una miscela di uve dolci. Purtroppo questi prodotti non sono molto diffusi e solitamente sono consumati in ambito strettamente privato. Diffusissimo è anche il limoncello, un liquore preparato con i superbi limoni locali, e il mirto, altro liquore ricavato dall'omonimo arbusto sempreverde caratteristico di queste terre. Il mirto come specie vegetale, era, nell'ambito della mitologia classica, il simbolo dell'amore e della bellezza (nell'iconografia classica lo vediamo adagiato sulle chiome di venere) e godette di una larghissima fama presso Greci e Romani, che lo impiegavano anche come farmaco. Ed è dalle bacche che esso produce, dal particolarissimo colore blu intenso, che si ricava il pregiato e ottimo liquore. L'arte della preparazione di questa bevanda è ancora artigianale, se non altro perché la raccolta delle bacche può essere effettuata solo a mano, dato che macchinari in grado di sostituire l'opera dell'uomo non ne esistono. Le operazioni di raccolta, pulzia e lavorazine avvengono secondo procedimenti specifici, all'insegna di un meticoloso rispetto sia del frutto che delle piante.